[ITALIANI NEL MONDO] La Berlino di Andrea


Ecco un altro post della serie ITALIANI NEL MONDO (gli altri li trovate qui).
L’ospite di oggi è Andrea D’Addio, Freelance Journalist e Writer.
Andrea è romano e dal 2009 vive a Berlino.
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Berlino di notte

Berlino di notte

 “Berlin ist mehr ein Weltteil als eine Stadt” (Berlino è più una parte di mondo che una città) scrisse nel 1800 Jean Paul. Sono passati più di due secoli, la Germania si unificata, divisa e riunificata, Berlino è stata per tutto il 1900 l’epicentro della guerra fredda e, a muro caduto, è diventata lentamente il porto di tante idee da tutto il mondo, eppure la massima dello scrittore tedesco è sempre stata valida.
Berlino sarà pure la capitale dei paesi occidentali più giovane al mondo (ai tempi del muro per la Germania dell’Ovest era Bonn), ma non ha mai smesso di rappresentare un intero mondo che li vi ha sempre trovato un piccolo specchio su cui riflettersi.

La caduta del muro

La caduta del muro

Questo mio post serve a presentarmi e a spiegare perché io abbia scelto di vivere qui, quindi arrivo subito al dunque: vivo a Berlino perché è una splendida città da cui potere fare il giornalista freelance. Quando mi ci trasferii, marzo 2009, la città viveva ancora l’onda lunga di quel fermento creativo e ribelle che era iniziato dopo la caduta del muro e che a poco a poco era diventato una calamita per tanti giovani di tutta Europa alla ricerca di una città economica, un po’ selvaggia e piena di iniziative culturali spontanee. Da Roma, mia città natale, scrivevo di cinema e cultura per alcuni siti web e alcune riviste di moda milanesi. Pensai che se fosse andata avanti così difficilmente avrei mai potuto sfondare. Volevo rimanere freelance e allo stesso tempo potere offrire articoli originali che pochi altri avrebbero offerto. Sarebbe stato impossibile farlo da Roma dove migliaia di altri giovani giornalisti si trovano a dovere fare infinite gavette con il rischio di odiare alla fine il lavoro che un tempo si era scelto con entusiasmo di fare e così, nonostante parlassi già inglese, francese e spagnolo, e il tedesco lo dovessi imparare sul posto decisi per Berlino. Era più economica di Londra, Parigi e Madrid (ora di Madrid non lo è più), ma soprattutto non era ancora piena di giornalisti italiani (ora invece mi sembra che ne arrivi uno al giorno) e ancora non era diventata quel punto di riferimento internazionale che è oggi, ma su cui all’epoca in pochi erano pronti a scommettere (la Germania fino a qualche anno prima era considerata “il malato d’Europa”). Pensai in prospettiva e ritenni che scommettere su Berlino sarebbe stato vincente per il mio lavoro.

Kreuzberg

Kreuzberg

A distanza di più di quattro anni posso ritenermi più che soddisfatto. Non solo scrivere di Berlino mi ha permesso di aprirmi una bella strada nel mondo del giornalismo, ma ci vivo bene, senza auto, senza stress particolari, continuamente stimolato tanto da ciò che vi succede che dalle persone che qui vivono. Tedeschi, certo, ma anche tanti stranieri. Forse a Roma avrei potuto avere una comunità di amici stranieri come l’ho qui, ma quando si vive dove si è cresciuti alla fine è difficile cambiare dalla propria storica compagnia di amici e rimettersi in gioco.

Goerlizter Park

Goerlizter Park

Berlino non è la terra felice di cui si parla spesso a sproposito da tante parti, pochi lavori e tanta concorrenza, ma è una città in cui se una persona ha un piano preciso e la determinazione per provarci, non chiude le porte a nessuno. E’ per questo che ormai tante idee e tendenze partono da qui. Se un tempo era Londra o New York, la città della mia generazione è Berlino. Non lo sarà per sempre, tanti problemi sociali sono già in luce e gettano un ombra sul suo futuro, di certo sempre meno ricco di spontaneità e accessibile a chiunque, ma nel frattempo vale la pena viverla e conoscerla il più possibile.

Il Mercatino dei dolci di Kreuzberg che si svolge una volta ogni quattro anni

Il Mercatino dei dolci di Kreuzberg che si svolge una volta ogni quattro mesi

*Le foto sono proprietà di Andrea, tranne quella sul muro che è libera da ©

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